MOS non è “gratis”


Titti Zingone

RingraziandoVi per la citazione (qui), che può favorevolmente contribuire alla diffusione di un pensiero, vorrei altresì precisare che, come ho avuto modo di chiarire in seguito alla pubblicazione di quel post sul mio blog (ad esempio qui), il MOS dovrebbe diventare una pratica per aziende con momentanea difficoltà creativa/economica ma anche un’opportunità per professionisti o puri talenti di aumentare le proprie collaborazioni lavorative, sia pur da remoto e senza limiti geografici.

Nel Vostro articolo, invece, si parla di “gratis”, in realtà l’azienda pagherebbe solo le idee (relative al Marketing o ad altri processi aziendali) che intende applicare, scegliendo tra le tante pervenutagli dai vari “contributors”.
Un po’ come in fondo accade oggi nel mondo delle agenzie pubblicitarie: l’azienda sceglie la campagna più idonea (perchè in linea con i suoi obiettivi e/o budget) con procedura di gara tra i vari progetti presentati dalle agenzie ammesse alla gara.

Cordiali Saluti


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Commenti

La sua precisazione va esattamente nella direzione della mia analisi, ovvero che se l’interpretazione fosse quella del semplice “scegliere la soluzione più simpatica” nulla cambierebbe rispetto ad ora. La discriminante invece è l’esistenza delle competenze per effettuare il “knoledge picking“, ovvero la cosciente scelta della soluzione più performante oltre che di quella ottimizzata da un punto di vista meramente economico. Il MOS in questo può aiutare ad avere una base di best practices da cui attingere, ma resta il fatto che si deve sapere scegliere.